In un’intervista a La Repubblica, Josef Nierling, CEO di Porsche Consulting, analizza la difficile fase attraversata dall’industria automobilistica europea. La capacità produttiva disponibile supera la domanda reale: diversi stabilimenti operano al 40-50% del proprio potenziale, mentre l’utilizzo medio è inferiore al 70% in Germania e si attesta intorno al 60% in Italia. Secondo Nierling, il settore dovrà affrontare ristrutturazioni, riduzioni dei costi e nuove strategie, con la concentrazione, la riconversione o, in alcuni casi, la chiusura di parte delle produzioni.
La trasformazione avrà conseguenze significative anche sul mercato del lavoro. Alcune professionalità cambieranno, altre scompariranno e ne nasceranno di nuove. Per accompagnare questa evoluzione, formazione e riqualificazione devono diventare priorità concrete. Come sottolinea Nierling, «la transizione ecologica senza transizione delle competenze crea paura». Preparare le persone alle nuove esigenze industriali sarà quindi essenziale per rendere il cambiamento sostenibile anche dal punto di vista sociale.
Anche il modello di internazionalizzazione è destinato a evolvere. In un mercato sempre più organizzato intorno a tre grandi aree, Europa, Cina e Stati Uniti, le aziende dovranno produrre maggiormente vicino ai mercati di riferimento, sviluppando veicoli pensati per le esigenze dei clienti locali. Il peso dell’export europeo potrebbe ridursi, mentre aumenterà l’importanza di una presenza produttiva diretta nei mercati chiave. Non si tratta della fine della globalizzazione, ma di un nuovo modo di essere globali.
Per l’Italia, il costo dell’energia rappresenta un fattore di difficoltà, ma il nodo centrale resta l’innovazione. La pressione competitiva della Cina non riguarda soltanto l’automotive, ma coinvolge anche settori tradizionalmente forti per l’industria italiana, come le macchine utensili e l’automazione. La filiera nazionale, forte nella componentistica, nel design, nella meccanica di precisione e nell’automazione, dovrà rafforzare il proprio ruolo nelle nuove catene del valore legate a batterie, elettronica e software.
La mobilità elettrica rimane la direzione principale, ma non può essere considerata una soluzione automatica. Il suo sviluppo richiede infrastrutture adeguate, energia pulita, prezzi accessibili e una filiera industriale solida. Autonomia, disponibilità dei punti di ricarica, costo e valore futuro del veicolo continuano a influenzare le scelte dei clienti, soprattutto in una fase caratterizzata dall’evoluzione tecnologica, dal cambiamento delle regole e dalla discontinuità degli incentivi.
Costruttori e fornitori dovranno quindi semplificare i modelli, aumentare l’efficienza produttiva e investire maggiormente in software e servizi. L’automobile non è più soltanto un prodotto meccanico, ma una piattaforma connessa. La competitività dipenderà dalla capacità di integrare qualità industriale e cultura digitale, accompagnando allo stesso tempo la riconversione di investimenti, persone e processi. La sfida finale è rendere l’auto europea nuovamente desiderabile, accessibile e competitiva, oltre che più sostenibile e più semplice da acquistare, utilizzare e produrre.
Diego Longhin | 14 settembre 2026 | La Repubblica