L’industria alimentare italiana sta attraversando una trasformazione strutturale: la crescita non è più guidata dall’aumento della capacità produttiva, ma dall’acquisizione di capacità innovativa. Un cambiamento che sta ridefinendo modelli industriali, strategie di investimento e fonti di vantaggio competitivo.
Questa evoluzione è al centro dell’articolo pubblicato su Mark Up, che analizza come il settore stia entrando in una nuova fase di resilience economy, caratterizzata da un forte incremento delle operazioni di M&A orientate non più ai volumi, ma a competenze in innovazione, ingredienti avanzati, tecnologia e sostenibilità.
Dall’analisi emerge come il valore si stia progressivamente spostando oltre la “convenience economy”, verso filiere sempre più digitali, tracciabili e orientate alla qualità nutrizionale. La digitalizzazione consente oggi di rendere ogni passaggio, dalla produzione alla logistica: misurabile, prevedibile e strategico, migliorando al tempo stesso margini operativi e capacità di risposta agli shock esterni.
In questo contesto, realtà industriali consolidate come Barilla e Latteria Soresina mostrano come l’innovazione non significhi rottura con la tradizione, ma evoluzione dell’identità: ricerca, scienza e cultura del gusto diventano leve per creare prodotti accessibili, rilevanti e competitivi, senza perdere il legame con il patrimonio italiano.
L’articolo esplora inoltre le principali direttrici che stanno ridisegnando il futuro del settore: dalla nutrizione funzionale agli ingredienti di nuova generazione, dall’intelligenza della filiera a nuovi modelli collaborativi capaci di superare i limiti dimensionali dell’industria alimentare.
Nell' intervista a Mark Up, Giulio Busoni e Giorgio Diglio approfondiscono come queste dinamiche stiano trasformando la competitività del food italiano, evidenziando il passaggio dal Made in Italy al “Made by Italians” come chiave per guidare il cambiamento.
Giornale: Mark Up
Milano | Gennaio 2026