Porsche Consulting: la leadership europea nell'AI fisica

Cinque anni per non perdere il treno dell'intelligenza artificiale industriale

29.05.2026 | Articolo

Nell'intervista rilasciata a Corriere della Sera, Josef Nierling, amministratore delegato di Porsche Consulting, spiega perché il futuro industriale dell'Europa non si deciderà con ChatGpt, ma nelle fabbriche, nei robot umanoidi e nelle infrastrutture energetiche, quella che definisce «AI fisica»: l'integrazione dell'intelligenza artificiale nei prodotti e nei sistemi industriali, oltre l'ambito dei large language model.

Nierling osserva come i modelli linguistici abbiano finora mostrato un potenziale promettente senza generare un impatto significativo sulla produttività delle imprese. L'attenzione degli investimenti si è concentrata soprattutto sulle infrastrutture: negli Stati Uniti gli hyperscaler potrebbero destinare quest'anno fino a 700 miliardi di dollari a data center e capacità computazionale, contro poche decine di miliardi stanziati in Europa, capitali che generano crescita e occupazione, ma non incidono ancora sul cuore del sistema produttivo.

La svolta arriverà, secondo il manager, quando la potenza di calcolo si combinerà con dati industriali e prodotti fisici: guida autonoma, droni, reti energetiche intelligenti e macchine industriali avanzate sono i terreni sui quali si costruirà il reale vantaggio competitivo. È proprio qui che l'Europa può ancora giocare le proprie carte: nessun attore globale ha raggiunto una piena maturità industriale nell'applicazione dell'AI ai prodotti fisici, lasciando una finestra di cinque-dieci anni per costruire una leadership autentica.

La chiave, per Nierling, non è competere con gli Stati Uniti nella corsa ai modelli generalisti, ma sviluppare competenze verticali: modelli specializzati alimentati da dati specifici dell'automotive, dell'energia e delle macchine industriali, dove nasce il valore differenziante — un approccio che richiama l'esempio di Tesla nella raccolta sistematica di dati per la guida autonoma. Anche la maggiore prudenza regolatoria europea, sostiene il manager, va letta come un'opportunità per elevare gli standard di sicurezza, non come un ostacolo.

Lo stesso vale per i robot umanoidi: pochi sistemi hanno raggiunto oggi una maturità sufficiente per operare in ambienti reali, e la diffusione significativa arriverà probabilmente fra cinque e dieci anni, riguardando in primo luogo le attività ripetitive ad alta intensità di lavoro nel manifatturiero e nell'automotive. Per questo, dopo Industria 4.0 e Industria 5.0, l'Europa dovrebbe lanciare una politica industriale dedicata all'AI fisica, alla robotica e alla digitalizzazione dei prodotti.

Sul fronte occupazionale, Nierling respinge le letture più catastrofiche: la vera minaccia non è l'intelligenza artificiale, ma la perdita di competitività. Solo innovando l'Europa potrà difendere il proprio ruolo industriale prima che il vantaggio accumulato da Stati Uniti e Cina diventi incolmabile.

Giornale: Corriere della Sera | Giuliana Ferraino
 

Milano | 23 Luglio 2026

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